Parrocchia della Vergine
  • Senza categoria
  • Apr29

    Erano circa le quattro del pomeriggio

    Dal Vangelo di Giovanni ( 1, 35-39)

    Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

    Commento (Marco Pozza)

    Il Battista sa di non essere lui quello che la gente va cercando appieno. Punta il dito, addita alla Verità, la battezza col suo nome: «Ecco l’agnello di Dio». E’ Lui che dovranno seguire e, dopo averlo seguito, continuare a seguirlo ancora: nella sorpresa di nuovi spazi, nell’inedito di nuove prospettive, nell’inaudito di inimmaginabili pretese. Ascoltano Giovanni ma seguono Gesù: hanno trovato un di più. Non è gente che s’accontenta. La Scrittura attesta che certe parole hanno fuoco sacro cucito addosso. Scagliate addosso, fanno rialzare gli addormentati: «Osservando che lo seguivano, disse loro “Che cercate?”».
    Capita sempre così: il mondo intero si fa da parte quando incontra un uomo che sa dove andare. E quell’Uomo la strada la conosce: un giorno dirà pure, esagerando come sarà suo solito, d’essere la Via/strada oltrechè la Verità e la Vita. Da qualche parte già s’intravede codesta pretesa fascinosa. Loro, seguaci di un Precursore affidabile, lo sanno. E Lui si volta: «Che cercate?». Mette le cose in chiaro da subito: il Rabbì non chiede “che cosa cercate”: è così Dio da sapere già Chi stanno cercando. Chiede lumi sul perchè di quel cercare: “Che cosa cercate? Che cosa sperate di ottenere seguendomi, gente?”
    Chiaro, netto, fulmineo: fra poco ci sarà gente che lo cercherà per strappare miracoli, favori e prodigi. Loro, quasi storditi, cercano altro. Vanno cercando qualcosa che solo a dirlo s’aggroviglia loro la lingua: «Rabbì, dove abiti?». Che tenerezza fanno: invece di essere sinceri e dirGli “cerchiamo Te, per questo ti stiamo alle calcagna”, se ne escono con uno sgrammaticato “dove abiti?”. Col rischio che Costui risponda loro: “Che ve ne importa?”. Invece no, appallottola i brogliacci delle previsioni, getta nel cestino il foglio di brutta copia e se ne esce con un invito, cioè una risposta raddoppiata alla meraviglia: «Venite e vedrete».
    Mica roba per spiriti molli: alzati e cammina. Alzati e mettiti in gioco. I più ci riusciranno, qualcuno stramazzerà a terra, altri lo calpesteranno. Gli ultimi lo inchioderanno: Lui risusciterà. Vanno e vedono il civico presso il quale abita. Ci rimangono pure: figurati se escono da quella casa del cuore. Ricordano tutto di quegli attimi, anche com’erano messe le lancette dell’orologio: «Erano circa le quattro del pomeriggio». Certi attimi sono per sempre: cambiano la vita. Quella loro e quella di chi in loro s’imbatterà: «Abbiamo trovato il Messia». Li condurranno a Lui non con lo sguardo, con le parole, con la vita: L’incontreranno che sono uomini, ne usciranno sentendosi più uomini. Ricorderanno dove L’hanno incontrato: non sapranno, però, dove Costui li condurrà.

    Per la riflessione personale

    La nostra fede si fonda su un Incontro.
    Io ho incontrato davvero Gesù nella mia vita?
    Mi sono lasciato trasformare da quell’incontro?
    Dio mi invita a dare un colpo di scintilla alla mia vita: cosa vuole dire per me, in questo momento?

  • Apr26

    Invece di Giovedì questa settimana il rosario in diretta streaming sarà LUNEDI 27 Aprile, sempre alle 17.00

    scarica qui il sussidio per seguire da casa

  • Apr24

    Sto alla porta e busso

    Dal Libro dell’Apocalisse (3,20)
    Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.

    Commento (Madre Teresa di Calcutta)

    Sono alla porta del tuo cuore, giorno e notte. Anche quando non stai ascoltando, anche quando dubiti che possa essere io, sono qui: sperando per il più piccolo segnale di risposta, il più piccolo segno di invito che mi permetta di entrare. E voglio che tu sappia che verrò ogni volta che mi inviti. Vengo in silenzio, non visto, ma con una potenza e un amore infiniti, portando i molti doni del mio Spirito. Vengo con la mia misericordia, con il mio desiderio di perdonarti e di guarirti, con un amore che va oltre la tua comprensione. Un amore presente in ogni dettaglio, talmente grande come l’amore che ho ricevuto dal Padre mio. “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Vengo ora per consolarti e darti forza, affinché ti possa alzare e fasciare ogni tua ferita. Ti porto la mia luce, per dissipare le tenebre in te e ogni tuo dubbio. Vengo con la mia potenza, che mi permette di arrivare a te; con la mia grazia, per toccare il tuo cuore e trasformare la tua vita. Vengo con la mia pace, per tranquillizzare la tua anima. Ti conosco come il palmo della mia mano, so tutto di te, ho contato perfino i capelli sulla tua testa. Non c’è nulla nella tua vita che non sia importante per me. Ti ho seguito negli anni e ti ho amato sempre, anche nei tuoi smarrimenti. Conosco ognuno dei tuoi problemi. Conosco le tue necessità e le tue preoccupazione e sì, conosco tutti i tuoi peccati. Però ti dico di nuovo che ti amo, non per quello che hai fatto o che non hai fatto, ti amo per quello che tu sei, per la bellezza e la dignità che il Padre mio ti ha dato creandoti a sua propria immagine. Si tratta di una dignità che hai spesso dimenticato, una bellezza che il peccato ha offuscato. Però ti amo per come sei e ho versato il mio sangue per la tua salvezza. Se soltanto lo chiederai con fede, la mia grazia toccherà tutto quanto ha bisogno di essere cambiato nella tua vita: io ti darò la forza per liberarti del peccato e di tutto il suo potere distruttivo. Io so cosa c’è nel tuo cuore, conosco la tua solitudine e tutte le tue ferite, i rifiuti, i giudizi e le umiliazioni. Io ho portato tutto questo sulle mie spalle prima di te. E l’ho fatto per te, in modo che tu possa condividere la mia forza e la mia vittoria. Conosco soprattutto il tuo bisogno di amore, so che sei così assetato di amore e di tenerezza. Ma quante volte hai voluto soddisfare la tua sete invano, cercando egoisticamente quell’amore, cercando di riempire il vuoto dentro di te con piaceri passeggeri, con il vuoto ancora più grande del peccato. Hai sete di amore? “Chi ha sete venga a me e beva”. Io ti soddisferò e ti riempirò. Hai sete di essere amato? Ti amo più di quanto tu possa immaginare, al punto di morire sulla croce per te. Ho sete di te. Sì, questo è l’unico modo con cui posso appena iniziare a descrivere il mio amore. Ho sete di te. Ho sete di amarti e che tu mi
    ami. Sei così prezioso per me che ho sete di te. Vieni a me, riempirò il tuo cuore e lenirò le tue ferite. Apriti a me, vieni a me, abbi sete di me, dammi la tua vita.

    Per la riflessione personale

    Sono convinto che il Signore mi conosce da sempre e sa tutto di me nonostante io creda di potergli nascondere qualcosa?
    Riesco a concepire un Amore così incondizionato per me?
     

  • Apr23

    Oggi, Giovedì 23 Aprile, recita in diretta streaming del S.Rosario.
    Scarica qui il sussidio per seguire da casa

  • Apr22

    Perchè vi preoccupate?

    Dal Vangelo di Matteo (6, 26-29)

    Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

    Commento (Vincenzo Paglia)

    Gesù ci invita a fare una scelta. Egli lo fa spesso con un vigore estremo. Noi abbiamo capito bene che il regno di Dio è incompatibile con il regno del denaro. In quel regno non si vende nulla. La vita è gratuita, come l’aria, come l’acqua, l’acqua soprattutto, senza la quale non
    c’è vita. E colui che ha ricevuto gratuitamente, deve dare gratuitamente. In questo regno, invece, tutto si compra. La prudenza raccomanda di essere previdenti e rapaci. Bisogna preparare l’avvenire, poiché è incerto. Ma l’avvenire ci sfugge. Esso appartiene a Dio. Fare la scelta del regno di Dio, scegliere di servire Dio escludendo ogni altro padrone, significa anche rimettersi a lui per l’avvenire: avere fede in Dio, al punto di non preoccuparsi per l’avvenire. È la nostra ricchezza, il nostro tesoro. È più sicuro per noi che tutto l’oro del mondo. Avere dell’oro da parte è un modo di assicurare il proprio avvenire. Ma un avvenire sulla terra, cioè a breve termine. L’avvenire di cui parliamo è grande come l’eternità. Su questo avvenire non abbiamo nessuna presa. Poco importa. Dio stesso se ne preoccupa per noi. Gesù si incarica di “prepararci un posto“. Il nostro avvenire è in buone mani. È sicuro. Perché farci tante preoccupazioni? Questo atto di fiducia, che Gesù esige, è anche una
    lezione di saggezza. Troppo spesso, con il pretesto di preparare l’avvenire, noi non viviamo più. Gesù è un maestro, non di noncuranza, ma di pacifica serenità. Non è possibile servire insieme due padroni, ossia il Vangelo e il mondo. Il cuore non può dividersi. Il Signore richiede ai discepoli un amore esclusivo, come d’altronde è il suo per noi. Il nostro, infatti, è un Dio geloso e pieno d’amore. Essere liberi dalla schiavitù delle cose, vuol dire affidarsi totalmente a lui, mettersi nelle sue mani. E Dio è un Padre vero che ha cura dei suoi figli e provvede alle loro necessità. Il Vangelo sembra dirci: “voi siete nati per il Signore. La vostra vita gli sta molto a cuore, più di quanto stia a cuore a voi stessi. Voi siete fatti per lui e per i fratelli“. Eppure, di questa fondamentale verità, che è il senso stesso della vita, noi ce ne occupiamo davvero poco (tanto meno ce ne preoccupiamo). E se molti restano senza cibo e vestito è perché altri non cercano il regno di Dio e la sua giustizia, ma solo il proprio tornaconto. La vera preoccupazione dei discepoli, dice Gesù, deve essere quella del regno, ossia della comunicazione del Vangelo, della edificazione della comunità e del servizio verso i poveri. Il discepolo che cerca questa “giustizia”, che è quella del regno, è sostenuto e difeso dal Signore in tutta la sua vita.

    Per la riflessione personale

    Che valore ha il denaro per me?
    Quanto mi preoccupo dell'avvenire mio e della mia famiglia?
    Questo pensiero totalizza la mia vita tanto da non «vivere» più?
    Riesco ad affidare al Signore il mio futuro anche nelle situazioni difficili che stiamo vivendo?
     

  • Apr21

    Torna la consueta recita del S.Rosario in streaming, Giovedì 23 Aprile oe 17.00

    Rosario

  • Apr20

    Alzati, e và verso il mezzogiorno

    Dagli Atti degli Apostoli (Cap. 8; vv 26-31 , 34-36)

    Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti, e raggiungi quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù.

    Commento (Papa Francesco)

    Lo Spirito Santo segna una nuova tappa del viaggio del Vangelo: spinge Filippo ad andare incontro a uno straniero dal cuore aperto a Dio. Filippo si alza e parte con slancio e, su una strada deserta e pericolosa, incontra un alto funzionario della regina di Etiopia, amministratore dei suoi tesori. Filippo si accosta alla carrozza e gli chiede: «Capisci quello che stai leggendo?». L’Etiope risponde: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?».
    Quell’uomo potente riconosce di avere bisogno di essere guidato per comprendere la Parola di Dio. Era il grande banchiere, era il ministro dell’economia, aveva tutto il potere dei soldi, ma sapeva che senza la spiegazione non poteva capire, era umile. E questo dialogo tra Filippo
    e l’Etiope fa riflettere anche sul fatto che non basta leggere la Scrittura, occorre comprenderne il senso, trovare il “succo” andando oltre la “scorza”, attingere lo Spirito che anima la lettera. Entrare nella Parola di Dio è essere disposti a uscire dai propri limiti per incontrare e conformarsi a Cristo che è la Parola vivente del Padre. Chi è dunque il protagonista di questo che leggeva l’etiope? Filippo offre al suo interlocutore la chiave di lettura: quel mite servo sofferente, che non reagisce al male con il male e che, pur se considerato fallito e sterile e infine tolto di mezzo, libera il popolo dall’iniquità e porta frutto per Dio, è proprio quel Cristo che Filippo e la Chiesa tutta annunciano! Che con la Pasqua ci ha redenti tutti. Finalmente l’etiope riconosce Cristo e chiede il Battesimo e professa la fede nel Signore Gesù. E’ bello questo racconto ma chi ha spinto Filippo ad andare nel deserto per incontrare quest’uomo? E’ lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il protagonista dell’evangelizzazione. “Padre, io vado a evangelizzare” “Sì, cosa fai?” “Ah, io annuncio il Vangelo e dico chi è Gesù, cerco di convincere la gente che Gesù è Dio”. Caro, questo non è evangelizzazione, se non c’è lo Spirito Santo non c’è evangelizzazione. Questo può essere proselitismo, pubblicità. Ma l’evangelizzazione è farti guidare dallo Spirito Santo, che sia Lui a spingerti all’annuncio, all’annuncio con la testimonianza, anche con il martirio, anche con la parola. Ho detto che il protagonista dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo e qual è il segno che tu cristiano, sei un evangelizzatore? La gioia. Anche nel martirio.

    Per la riflessione personale

    Chi è lo Spirito Santo?
    Chi rappresenta per me?
    Riesco a riconoscere le Sue indicazioni e a seguirle?
    La mia conoscenza della Parola di Dio si limita a ciò che ascolto durante la Messa oppure mi dedico personalmente al suo studio?
    Come cerco di evangelizzare il mio prossimo?

  • Apr18

    A partire dal giorno 19 Aprile la S.Messa domenicale, sempre esclusivamente via streaming, tornerà alle ore 11.00, invece che alle 10.00.

    E’ possibile partecipare qui sul sito o dalla pagina facebook

  • Apr17

    Mi vuoi bene?

    Dal Vangelo di Giovanni (Gv 21,15-17)
    Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?“.
    Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene“. Gli disse: “Pasci i miei agnelli“. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?“. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene“. Gli disse: “Pascola le mie pecore“. Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?“. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?“, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene“. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore…”.

    Commento (Ermes Ronchi)
    In riva al lago, una delle domande più esigenti di tutta la Bibbia: «Pietro, tu mi ami?». È commovente l’umanità del Risorto: implora amore, amore umano. Può andarsene, se è rassicurato di essere amato. Non chiede: Simone, hai capito il mio annuncio? Dice: lascio tutto all’amore, e non a progetti di qualsiasi tipo. Ora devo andare, e vi lascio con una domanda: ho suscitato amore in voi? In realtà, le domande di Gesù sono tre, come tre tappe attraverso le quali si avvicina passo passo a Pietro, alla sua misura, al suo fragile entusiasmo. Prima domanda: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gesù adopera il verbo dell’agàpe, il verbo dell’amore grande, del massimo possibile. Pietro non risponde con precisione, evita sia il confronto con gli altri sia il verbo di Gesù: adotta il termine umile dell’amicizia, philéo. Non osa affermare che ama, tanto meno più degli altri, un velo d’ombra sulle sue parole: certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene, ti sono amico! Seconda domanda: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Non importano più i confronti con gli altri, ognuno ha la sua misura. Ma c’è amore, amore vero per me? E Pietro risponde affidandosi ancora al nostro verbo sommesso, quello più rassicurante, più umano, più vicino, che conosciamo bene; si aggrappa all’amicizia e dice: Signore, io ti sono amico, lo sai! Terza domanda: Gesù riduce ancora le sue esigenze e si avvicina al cuore di Pietro. Il Creatore si fa a immagine della creatura e prende lui a impiegare i nostri verbi: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene, mi sei amico?». L’affetto almeno, se l’amore è troppo; l’amicizia almeno, se l’amore ti mette paura. «Pietro, un po’ di affetto posso averlo da te?». Gesù dimostra il suo amore abbassando ogni volta le sue attese, dimenticando lo sfolgorio dell’agàpe, ponendosi a livello
    della sua creatura: l’amore vero mette il tu prima dell’io, si mette ai piedi dell’amato. Pietro sente il pianto salirgli in gola: vede Dio mendicante d’amore, Dio delle briciole, cui basta così poco, con la sincerità del cuore. Quando interroga Pietro, Gesù interroga me. E l’argomento è l’amore. Non è la perfezione che lui cerca in me, ma l’autenticità. Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore. E quando questa si aprirà sul giorno senza tramonto, il Signore ancora una volta ci chiederà soltanto: mi vuoi bene? E se anche l’avrò tradito per mille volte, lui per mille volte mi chiederà: mi vuoi bene? E non dovrò fare altro che rispondere, per mille volte: sì, ti voglio bene. E piangeremo insieme di gioia.

    Per la riflessione personale
    Io merito la fiducia di Gesù?
    Sono per me i valori dell’amicizia, dell’amore, della fedeltà i valori più grandi per i quali sono disposto a sacrificare il mio interesse, il mio egoismo, il mio piacere?
    Vivo questi valori con Gesù nella preghiera, nell’adorazione, nell’eucaristia, nel pensare spesso a Lui?
    E con gli altri, con le mie pecore, con quelli che io amo?

  • Apr16

    Oggi alle ore 17.00 diretta streaming del Rosario

    Scarica qui il sussidio per seguire la celebrazione

     

    Rosario 16 Aprile