Parrocchia della Vergine

 

VIA  CRUCIS DELLA CHIESA DELLA VERGINE CON LE MEDITAZIONI

PREPARATE DAI CATECHISTI DELLA PARROCCHIA

 

 

                                                                                                                        Croce: scandalo e vanto

 

                                                                                                             Crocifisso, Jorio Vivarelli – 1956

Il disegno di Dio si è compiuto con la morte del Suo Figlio Gesù: ecco perché la croce è il simbolo per eccellenza della fede cristiana.

La nostra croce non lascia spazio all’immaginazione, non ci fa sconti sulla drammaticità della scena, la sofferenza di Cristo appare in tutta la sua ampiezza.

Il corpo martoriato sembra tirato verso il basso, schiacciato da un peso immenso, le braccia sembrano cedere, staccarsi dal corpo. La speranza sembra aver abbandonato questo luogo. Ma l’essenzialità del materiale grezzo ci conduce all’essenzialità della nostra fede: la Resurrezione. Cristo “uomo dei dolori che conosce bene il patire” spalanca di fronte a noi orizzonti nuovi, la morte diventa vita, la croce dolorosa diventa croce gloriosa, luminosa che promana luce nel buio del niostro cuore. La croce simbolo di fallimento e di morte diventa simbolo di vita e di vittoria.

Anche la bocca aperta di questo Gesù in croce che potrebbe indicare la sete d’aria di una persona sfiancata dal dolore assume ora un altro significato, l’ultimo Suo gesto d’amore per noi emettere il Suo Spirito vivificante che fa nuove tutte le cose.

Quante volte anche noi ci sentiamo schiacciati dal peso delle nostre preoccupazioni, dai piccoli e grandi dolori, dai nostri peccati, ci sentiamo caduti così in basso da non poterci rialzare.

Ma è Gesù stesso che stacca un Braccio dalla croce, ci rialza e ci abbraccia ricolmandoci di Amore infinito.

 

Benedetta e Massimo

 

 

 

PRIMA STAZIONE

Gesù è condannato a morte nel pretorio di Pilato

 

                                                                                                       Opera di Pellegrino Banella, cemnto, 1963

La storia incontra la storia

Le figure severe e nette vengono incontro uscendo dalla sacrestia e non ti guardano, Hanno lo sguardo fisso altrove. Ma se le guardi, sembrano parlarti ancora, come quasi duemila anni fa. Pilato seduto, interroga il prigioniero che sta in piedi.

*Lavoro di ordinaria amministrazione,. Speriamo di fare in fretta. Ho molte cose ancora da sbrigare*

*Strano (quest’uomo di cui parla tanto mia moglie), strano ed inquietante tanto che sento penetrare il suo sguardo dentro di me! Potessi almeno aiutarlo… per farla contenta!!!*

Gesù, ancora con il manto e il Suo bel viso, alto e regale sta vivendo il Tempo dell’ubbidienza. Quello per cui si è fatto uomo, Quello preparato dal Padre per il Figlio. Quello per cui ha sudato sangue ed ha dovuto vincere la tentazione di dire no! Quello della sua condanna a morte!

Ha il dito della mano destra verso il cielo, sta forse rispondendo che il Suo regno non è di questo mondo, oppure… sta indicando a Pilato che l’ETERNITA’ è davanti a lui, che il  cielo e la terra si sono uniti per creare un uomo nuovo, che il tempo che sta vivendo rimarrà, come Sua Parola, e che lui, ne farà parte, inconsapevole.

Pilato è a disagio. Non comprende. Fuori la folla urla e reclama la sua decisione.

Il suo dito rivolto verso il basso indica che il suo regno è invece qui, ed è il momento di decidere. ORA.

“Peccato avrei voluto tanto far contenta mia moglie ma… questioni di ordine pubblico lo hanno impedito!”

Non ha capito che ha vissuto un momento decisivo, nel quale la sua storia personale ha incrociato la Storia della Salvezza.

                                                                                                                                                                                                                                       Anna Maria e Anna

 

SECONDA STAZIONE

 

Gesù è caricato della croce

 

Opera di Pellegrino Banella, cemento, 1967

Signore Gesù, quella croce te l’hanno messa addosso, pensavano ti schiacciasse, invece è avvenuta una cosa straordinaria; da quel momento la croce di ogni uomo è diventata anche la tua, noi non siamo più soli a portare le nostre croci. La nostra spalla è diventata la tua.

                                                                                                                                                                                                                                                          Nalin

 

TERZA STAZIONE

Gesù cade per la prima volta

 

Opera di Jorio Vivarelli, terracotta, 1960/61

 

Una croce appesantita da tanti peccati dell’umanità, una croce insopportabile, una croce che ti scaccia sotto il tuo peso.

Il soldato sovrasta minaccioso Gesù, inerme e disposto a subire altre umiliazioni.

A guardare quest’immagine sembra che tutto sia finito, il male sovrasta il bene! L’amore è sconfitto definitivamente! Eppure quell’uomo è Dio!

Il Dio che si annienta per i miei peccati, per le mie incoerenze, per il mio essere indifferente all’altro. Il Dio che mi fa comprendere il vero significato della parola “dono”.

Gesù è a terra, il viso nella polvere; è solo, nessuno lo aiuta, nessuno lo consola, anzi il soldato dietro di Lui, sembra volerlo percuotere!

Alla sofferenza fisica si aggiunge l’umiliazione della fragilità, il dolore di chi è rimasto solo.

Non c’è nessuno che gli tende la mano per aiutarlo a rialzarsi, gli amici sono fuggiti. L’amore più grande sembra annientato nella debolezza. A cosa serve tutto questo dolore? Sembra inutile. Però, se mi chiedo quale potesse essere il Suo pensiero, la mente mi porta alle parole del salmo: “Anche se fossi nella valle più buia non temere alcun male, perché tu sei con me”

                                                                                                                                                                                                                  Paola e Alessandro

 

QUARTA STAZIONE

Gesù incontra la Madre

 

Opera di Flavio Bartolozzi, cemento, 1963

Maria, la Passione di Gesù è stata anche la Tua passione. Le sofferenze di Gesù sono state le tue sofferenze.

Maria tu che da Madre hai sperimentato un dolore tanto grande, tu che hai sopportato ed affrontato pene e sofferenze, insegnaci a sostenere i disagi e i fallimenti di ogni giorno. Nel mondo di oggi c’è tanta confusione, non si ha rispetto né di sé, né degli altri, non si ha più considerazione della vita, dono grande che il Padre ha voluto farci senza che lo meritassimo.

                                                                                                                                                                                                                                                     Anna e Silvio

 

QUINTA STAZIONE

Gesù aiutato dal Cireneo

 

Opera di Quinto Marini, pietra, 1967

Per Gesù il Cireneo è un sollievo, ma chi è per noi il Cireneo?

Questa scultura ci aiuta a capirlo: il Cireneo, piegato dalla Croce, prima portata da Gesù, rappresenta l’uomo affaticato dal peso dei suoi stessi errori, tuttavia, nonostante questa sofferenza, egli riesce a voltarsi e, indicando con il dito la strada davanti a sé, sembra chiedere a Gesù: “Signore, è questa la strada per la liberazione dalla schiavitù della mia croce?” Questa è la domanda che ogni giorno, durante il nostro cammino di fede, poniamo a Gesù…. E proprio Gesù, nella scultura, sembra rispondere a questa stessa domanda sia con un semplice sorriso, sia con la Sua mano poggiata sulla spalla del Cireneo, come a voler dire che la strada è sempre quella e che Lui sarà al suo fianco, soprattutto in questo momento di fatica.

Insomma, la nostra quotidiana croce, quella portata dal Cireneo, da peso che è, diventerà per noi la strada verso la Salvezza. Infatti, Gesù stesso ha detto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

                                                                                                                                                                                                                           Giulia, Cristiano, Anna

 

SESTA STAZIONE

Gesù è asciugato in volto dalla Veronica

 

Opera di Flavio Bartolozzi, cemento, 1992

 

Tu stai percorrendo la via della croce  e il tuo volto disprezzato Signore è rigato di sudore, sangue e sputi. Chi ha il coraggio di avvicinarti a te?

Una donna… Solo una donna si fa avanti… e con un velo asciuga il Tuo volto martoriato. Asciuga il volto e ritrova il Tuo Volto. (Ti dà conforto, e conforto trova in Te. Quest’atto di amore imprime nel suo cuore la vera immagine di Gesù, il vero volto della bontà di Dio che ci segue sempre anche nel dolore più profondo). Solo con gli occhi dell’amore noi possiamo vedere il volto di chi soffre per amore. Un gesto d’amore rende dunque evidente il vero volto di Dio. E come sul velo della Veronica rimane impresso il Tuo volto, con tutta la sua sofferenza, così nel nostro cuore sia impresso a fuoco quello stesso volto, per riuscire a trovare conforto in Te che, ci dia il coraggio di avvicinarsi a tutte quelle persone senza volto che vivono ai margini della vita e di confortarle.

Questo è da fare Oggi!!!… Sì, Oggi!!!!! Perchè domani sarà troppo tardi. 

                                                                                                                                                                                                                           Pina e Ilaria

VII STAZIONE

Gesù cade la seconda volta

 

Anonimo, terracotta, 1968

 “Signore, il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto” (Sal. 27, 8-9).

Nel tuo volto vediamo riflessi di tante persone: familiari, parenti, amici, conoscenti o anche sconosciuti, che sotto il peso delle loro croci non ce la fanno davvero più! Ma Tu Signore ti sei aggrappato a “codesto sacro legno”, all’ancora della salvezza dell’umanità, scendendo fino negli Inferi delle nostre vite per dare un senso a ciò che è stato scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani. Fa’ o Signore che ogni volta che ci sentiamo soli, abbandonati, non amati, incompresi, non scappiamo dalla croce ma che proclamiamo con la nostra vita “quando sono debole è allora che sono forte, perché dimori in me la potenza di Cristo” (2 Cor. 11,30)

                                                                                                                                                                                                                              Stefania e Gianluca

 

VIII STAZIONE

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

 

Anonimo, terracotta, 1968

Gesù si ferma ascoltando il pianto delle donne: è un suono diverso dalle urla e dalle bestemmie che lo accompagnano, si ferma e si solleva, con la voce che gli resta le invita a non versare lacrime per Lui e sulla sua sofferenza, ma a piangere per la causa di tutto ciò, il peccato.

                                                                                                                                                                                                                                                       Elisa ed Elena

IX STAZIONE

Gesù cade la terza volta

 

Opera di Flavio Bartolozzi, cemento, 1967

 

Gesù cade ancora, per la terza volta, ormai vicino al luogo in cui sarà elevato sulla Croce.

Cade a causa del nostro peccato. E’ la caduta più dolorosa, per le ferite, la stanchezza… ma si rialza, deve raggiungere il suo scopo. Si rialza per coloro che sono caduti nella sofferenza, nella malattia, nella povertà, nel peccato.

                                                                                                                                                                                                                Francesca e Matteo

 

X STAZIONE

Gesù è spogliato delle vesti

 

Opera di Flavio Bartolozzi, cemento, 1993

L’immagine ci trasmette angoscia e, in un certo senso, paura; ci immedesimiamo in questa scultura di Cristo umiliato fino alla fine che, attento, non trova il coraggio per reagire a queste mani che si insinuano su di Lui a strappargli le vesti. L’unica forma di ribellione è quest’urlo di pietà che esce dalla sua bocca, il quale, a differenza di quelli dei soldati che si incitano tra loro per spogliarlo e per cercare di prendergli la tunica prima degli altri, ci fa capire la vera essenza del Cristo reso nudo e vulnerabile dai nemici, ma comunque in grado di provare per loro perdono e misericordia senza negare però il disagio che essi Gli creano.

Signore, dacci la forza di essere come Tuo figlio che, di fronte alle umiliazioni è stato capace di provare ugualmente perdono e misericordia. Insegnaci ad essere semplici e ad amare in ogni modo i nostri nemici grandi o piccoli che incontriamo durante la nostra vita.

                                                                                                                                                                                                                                Claudia e Elisa

XI STAZIONE

Gesù è inchiodato alla croce

 

Opera di Flavio Bartolozzi, cemento, 1974

Gesù grida: i chiodi penetrano le sue carni, il corpo è straziato, i muscoli sono contratti nell’urlo di dolore rivolto al cielo, ma le braccia sono aperte, Gesù non ha voluto il fiele, niente sconti, si fa carico di tutto il dolore, di tutti i nostri peccati, e qui dilaga tutta la sua profonda umanità, il suo amore infinito come il suo perdono. E ci commuove pensare che ogni volta che andiamo contro la sua volontà  noi piantiamo un chiodo nella sua croce, ma Gesù non si tirerà mai indietro e prenderà su di sé nuovamente tutti i nostri peccati

                                                                                                                                                                                                           Francesco, Alessandro e Pietro

 

XII STAZIONE

Gesù muore sulla croce

 

Opera di Jorio Vivarelli, terracotta, 1960/61

In questo abbraccio disperato alla croce c’è tutta la sofferenza umana, che tu o Dio condividi pienamente con noi, perché sembra tutto definitivamente perduto. Perdonaci o Gesù, per non aver capito che è grazie al tuo amore per noi, al tuo sacrificio in croce, che siamo stati redenti.

Croce, che per noi è stata sorgente di ogni benedizione e causa di tutte le grazie.

E così avviene nel nostro Battesimo, dove muore l’uomo vecchio (Adamo) e riceviamo la vita in Cristo.

                                                                                                                                                                                                                                         Manola e Paola

 

XIII STAZION

Gesù è deposto dalla croce e dato in braccio a sua Madre

 

Opera di Pellegrino Banella, cemento, 1963

Maria torre attraversata.

Nella tredicesima stazione Maria riceve tra le braccia suo figlio, con enorme tenerezza, abbraccia quel corpo senza vita, la sua sofferenza l’ha donata a Dio, accettando la sua volontà e avendo fede nella resurrezione del suo Figlio, suo Signore.

Così anche noi offriamo al Signore Dio, a Gesù Cristo suo figlio e alla Vergine maria le nostre paure, le nostre sofferenze, le nostri morti, avendo sempre chiara in noi la gloria della croce e la risurrezione del nostro Cristo, affinché forti nella fede possiamo accettare la volontà di dio e aspirare alla resurrezione e alla vita eterna nella Gerusalemme Celeste.

                                                                                                                                                                                                                                              Gabriele e Rosanna

 

XIV  STAZIONE

Gesù è deposto nel sepolcro

Opera di Pellegrino Banella, cemento, 1963 

Vuoto. Silenzio. E’ la notte della Chiesa. Cristo è morto. Una donna siede a sinistra, impietrita dal dolore. Il soldato a destra è chiuso nelle sue meditazioni. Al centro, nel vuoto, il sepolcro, una tomba chiusa, sigillata, su questa piange una donna, piange una sofferenza che non si consola, una sofferenza che non ha spiegazione umana. Cristo è morto

                                                                                                                                                                                                                                               Eliana e Marina