Parrocchia della Vergine

Apr15

Dove muore la notte e si leva il giorno

Dal Vangelo di Giovanni (20, 1-2)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Commento (Mansueto Bianchi)

« Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio ». L’ora del Risorto è come collocata al confine di due tempi: là dove muore la notte e si leva il giorno nuovo: è un’ora ancora carica di buio, di silenzio, di assenza, ma già in essa germina un seme di luce che presto dissiperà la tenebra e fiorirà nella solarità del giorno pieno. Ma il punto della risurrezione, l’incontro con il Signore risorto è lì, dove la notte sembra ancora tanto pesante e pervasiva ed un seme di luce stenta a permanere e crescere. In quella indicazione del Vangelo “di buon mattino, quand’era ancora buio” ci siamo noi dopo duemila anni, come in quel primo giorno c’erano la Maddalena ed i due discepoli. Perché quello spazio, quella zona di confine dove la notte sembra ancora inesorabile e la luce appena più che un’attesa ed un desiderio, quella è la tenda del Risorto ed è la tenda del credente. È la tenda del Risorto perché egli sta in mezzo a noi non nella solarità dell’evidenza, ma nell’oscurità appena attenuata del segno; non ci viene incontro con il suo volto di gloria, non ci mostra le ferite con cui la morte, ormai vinta, solco’ il suo corpo: egli sta in mezzo a noi nella oscura luminosità dei segni che rivelano ma senza svelare, mostrano ma senza dimostrare. C’è ancora un altro segno del Signore Risorto e della sua presenza al limitare della nostra vita. È un segno più personale, più soggettivo, solo apparentemente fragile, in realtà radicato e tenace dentro ciascuno di noi: è la voglia di bene che ci portiamo dentro, è
quella capacità di sognare, di desiderare amore e speranza che non si spegne dentro ciascuno di noi, nonostante il passare degli anni e l’accumularsi delle delusioni che sembrano desertificare la vita. C’è sempre quel piccolo ramoscello verde che torna tenacemente a spuntare in mezzo ai nostri deserti, di persone e di civiltà, ed è come un’attesa ed un desiderio di vita in mezzo a tanta morte: è come quell’ora di confine, la tenda del Risorto, quando ancora sembra notte ma già un piccolo seme di luce annuncia il giorno che verrà.
Dobbiamo proteggere questo ritornante desiderio di bene che non cessa di spuntare tenace, tra le nostre macerie, nella nostra coscienza e nella nostra intelligenza, perché è un segno di resurrezione, è un’orma del Signore Risorto posta dentro la nostra vita, accanto al nostro
cammino.

Per la riflessione personale

Considero la fede nella Risurrezione di Gesù come essenziale o marginale nella nostra religione?
Credere nella Risurrezione di Gesù è una questione di fondo nella nostra fede o la fede in Gesù avrebbe un valore indipendentemente dalla Sua Risurrezione?
Ha un senso la vita umana senza la personale Risurrezione di ciascuno di noi?
Come si può oggi annunciare la Risurrezione di Gesù e nostra?