Parrocchia della Vergine

Apr6

Dalle sue piaghe siamo stati guariti

Dalla Prima Lettera di Pietro ( 2, 21-25)
Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.

Commento (John Henry Newman)
Senza un amore vero per Cristo, non possiamo essere veri discepoli; e non possiamo amarlo se il nostro cuore non si commuove di gratitudine verso di lui. Non possiamo inoltre provare nel modo dovuto questa gratitudine se non sentiamo vivamente ciò che ha sofferto per noi. Non possiamo imparare a sentire dolore ed angoscia al pensiero delle sofferenze di Cristo, semplicemente fermandoci su tale pensiero. Noi normalmente affrontiamo la lettura della Passione di Gesù come se si trattasse di una cosa del tutto naturale. Eppure inorridiamo
davanti alle crudeltà imposte agli animali, alle violenze inflitte ad un bambinmo o ad una persona anziana e rispettabile. Tutto questo non è paragonabile alle sofferenze di Gesù.
Pensate soltanto a lui quando, ferito e spogliato delle sue vesti, fu inchiodato alla Croce, e considerate chi è colui che soffre questa tortura. O ancora, guardatelo morire, guardatelo perdere sangue, un’ora dopo l’altra, fino alla morte, con le braccia distese sulla Croce, il volto esposto agli sguardi e allo scherno dei passanti. Osservare il graduale declino delle sue forze e l’avvicinarsi della morte. Questi sono alcuni particolari contenuti nei Vangeli e proposti alla nostra meditazione. Credete voi che gli spettatori di questi avvenimenti abbiano ancora avuto il coraggio di mangiare, di bere, di divertirsi? Ci è invece raccontato che “coloro che erano accorsi a questo spettacolo se ne tornavano percuotendosi il petto”.
Se tali erano i sentimenti della folla, che dire di San Giovanni, Santa Maria Maddalena o di Maria, la madre del Signore? Abbiamo noi il desiderio di essere in loro compagnia? Abbiamo il desiderio di essere per lui come fratello, sorella una madre? Se fosse davvero così,
dovremmo partecipare in modo profondo al dolore di questa Madre! Ad essa, secondo la profezia di Simone “una spada trapassò l’anima”. A che cosa serve commemorare la Croce e la Passione del Signore se non piangiamo e non soffriamo con lei? Se non ci addoloriamo, come possiamo dirci suoi discepoli? Un giorno, fratelli miei, ciascuno di noi si leverà dalla tomba e vedrà Gesù. Vedremo colui che fu inchiodato alla croce, vedremo le sue ferite, le piaghe delle sue mani, dei suoi piedi e del suo costato. Se un giorno non vogliamo rammaricarci per la nostra vita, dobbiamo addolorarci adesso pensando a lui. Prepariamoci ad incontrare il nostro Dio: mettiamoci alla sua presenza il più spesso possibile; immaginiamoci di vedere la sua Croce e di contemplarlo crocifisso; avviciniamoci a lui; supplichiamolo di guardarci come ha guardato il buon ladrone e diciamogli: “Signore, ricordati di me quando sarai nel tu Regno”

Per la riflessione personale
Quali sentimenti suscita in me il racconto della Passiome di Gesù?
E’ una storia come altre?
Provo a immedesimarmi in Maria e negli amici di Gesù che hanno assistito a questi fatti?