Parrocchia della Vergine

Apr8

Vi ho dato l’esempio

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 13, 3-6)
Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Commento (Luigi Santucci)

La sua ora è giunta.
E il primo gesto che scatta da quel fatale colpo di gong, in un rito che sembra predisposto, è andare a prendere un catino.
Che cosa deve fare chi sa che da lì a poco morirà? Se ama qualcuno e ha qualcosa da lasciargli deve dettare il testamento. Noi ci facciamo portare della carta e una penna. Cristo va a prendere un catino, un asciugatoio, versa dell’acqua in un recipiente. Il testamento comincia qui; qui con l’ultimo piede asciugato, potrebbe addirittura finire. Curvi sul foglio, noi scriviamo: “lascio la mia casa, i miei poderi a…”. Gesù, curvo sul pavimento, deterge entro l’acqua i piedi dei suoi amici: nel silenzio della stanza dura a lungo lo sciacquio discreto, il respiro dell’inginocchiato si fa un poco più pesante nel passare dei minuti, i capelli gli piovono sulla fronte.
Cristo è lì all’opera, è al livello dei cani che sotto il tavolo rosicchiano l’ultimo osso spolpato dell’agnello e interrompono la loro cena pasquale per scrutare meravigliati quell’uomo che adesso è anche lui su quattro zampe. Dal basso, sì, ha voluto cominciare a salvarci.
Nell’ultimo quadro ci dominerà di lassù, dal trave insanguinato, con le braccia aperte (“Quando sarò innalzato trarrò tutto il mondo a me”). Ma l’inizio è questo: rattrappito come una bestia sui nostri alluci callosi,sulle nostre impoetiche unghie, sui nostri odori più scostanti. Si concede questa regale gioia di umiliarsi.
Vi ho dato l’esempio… Se dovessi scegliermi una reliquia della passione, raccoglierei tra i flagelli e le lance quel tondo catino di acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente sotto braccio, guardare solo i talloni della gente; e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio, curvarmi giù, non alzare mai gli occhi oltre i polpacci, così da non distinguere gli amici dai nemici. Lavare i piedi all’ateo, al cocainomane, al mercante d’armi, all’assassino del ragazzo nel canneto, allo sfruttatore della prostituta nel vicolo, al suicida, in silenzio: finchè abbiano capito.
A me non è dato poi di alzarmi per trasformare me stesso in pane e in vino, per sudare sangue, per sfidare le spine e i chiodi. La mia passione, la mia imitazione di Gesù morituro può fermarsi a questo.

Per la riflessione personale

Cosa intendo per servizio?
Io mi metto a servizio degli altri?
Se lo faccio preferisco fare qualcosa che mi pone al centro dell’attenzione e dell’ammirazione di tutti oppure scelgo i servizi più umili anche se più nascosti?
Sono consapevole che i miei gesti quotidiani parlano della mia fede più che mille parole?
La testimonianza di vita è l’annuncio di Cristo Risorto più potente.